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Notiziario FLP n. 25/16 - TRATTENUTA DEL 2,5 PER CENTO AI FINI DELLA BUONUSCITA: LO STATO DEL’ARTE, LA POSIZIONE DELLA FLP E I CICLICI RICORSI

trattenuta

 

Consigliamo di valutare bene la situazione e, soprattutto le

condizioni dei ricorsi proposti e dopo… auguri a tutti! L’importanza di essere informati correttamente

In questi giorni, come ormai avviene ciclicamente, sono state recapitate sulla posta elettronica di tutti i lavoratori pubblici e-mail che propagandano ricorsi per far recuperare agli assunti dopo il 2000 l’indebita trattenuta del 2,5 per cento ai fini della buonuscita.

 Molti lavoratori ci hanno contattato per sapere qual è lo stato dell’arte su questa questione che si trascina dal 2012, anno in cui la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittimo il prelievo del 2,5 per cento a titolo di TFR in quanto a carico del datore di lavoro e cosa ha fatto la FLP al riguardo.

Riepiloghiamo quindi tutta la vicenda: della sentenza della Corte Costituzionale 223/2012 abbiamo già detto; all’indomani di questa il Governo si affrettò a ripristinare il regime di TFS (più favorevole) per i lavoratori assunti fino al 2000; è però rimasta in sospeso la questione riguardante i lavoratori assunti dopo il 2000, che sono in regime di TFR e continuano a subire la trattenuta, a nostro parere indebitamente. Ma per chiarire questo non bastano le buone intenzioni o le convinzioni sindacali.

La FLP avrebbe tranquillamente potuto avviare ricorsi massivi. Tra l’altro è noto che abbiamo i migliori studi legali a disposizione e, volendo, avremmo potuto fare anche qualche tessera. Ma non è fare iscritti in questo modo che ci interessa e abbiamo ritenuto troppo rischioso per i lavoratori avviare ricorsi massivi perché sussisteva il fondato pericolo che, in caso di sconfitta, questi fossero condannati anche a pagare le spese di soccombenza.

La FLP ha quindi scelto un’altra via: consigliare a tutti i lavoratori di produrre istanze interruttive della prescrizione quinquennale e avviare in numerosi tribunali italiani ricorsi “pilota”, totalmente a nostro carico, affinché si creasse una giurisprudenza di merito che costringesse le amministrazioni a pagare senza ulteriori ricorso estendendo i giudicati.

Ad oggi possiamo dire: meno male che abbiamo fatto questa scelta e non abbiamo trascinato i lavoratori a produrre ricorsi in massa: infatti, a differenza di ciò che immaginavamo, le cause intentate sia da noi che da altri sindacati hanno avuto alterne fortune. In molti casi i giudici hanno dato ragione ai lavoratori, in altrettanti casi hanno dato loro torto.    

In alcuni casi abbiamo visto cause vinte in primo grado e perse in appello, con i lavoratori che sono stati costretti a restituire i soldi percepiti a seguito delle sentenze di primo grado (ad esempio a Torino). Persino la sentenza del Tribunale di Roma, tanto sbandierata in questi giorni come prova della certezza della vittoria, è in realtà una sentenza di primo grado sulla quale è stato proposto appello, peraltro proprio in questi giorni rinviato all’anno prossimo. Nelle stesse nostre cause pilota, alcuni Tribunali hanno concesso ai ricorrenti decreti ingiuntivi per le somme versate indebitamente e poi successivamente, su ricorso delle amministrazioni opponenti, li hanno revocati dandoci inopinatamente torto. E poiché noi vogliamo davvero che venga sancito un diritto azionabile per tutti e non farci semplicemente propaganda, come sempre le condizioni dei nostri ricorsi sono state chiare sin dall’inizio: la FLP si accolla le eventuali spese di soccombenza delle cause pilota incardinate.

Noi continuiamo ad essere convinti che i lavoratori abbiano diritto alla restituzione dei soldi che a nostro parere stanno versando indebitamente ma, come dicevamo, la convinzione non basta ed è ormai chiaro che solo lo stabilizzarsi della giurisprudenza, almeno d’appello, potrà portare decisioni più ponderate al riguardo.

Questo non vuol dire che un lavoratore non possa decidere di tentare la sorte e fare un ricorso, sperando che il Tribunale competente non gli dia torto e lo condanni a pagare le spese di soccombenza. In quest’ultimo caso però consigliamo di leggere bene le condizioni alle quali i sindacati proponenti i ricorsi intendono sottoporlo.

Abbiamo, infatti, letto alcune di queste “fantastiche offerte” che obbligano i lavoratori che scelgono di proporre ricorso all’iscrizione non già per un tempo breve e determinato ma praticamente a vita e senza possibilità di recesso, pena il ricevere a casa la parcella integrale del ricorso da parte dell’avvocato.

Ora, se c’è una cosa bella dell’iscrizione ad un sindacato o ad un partito politico è la possibilità di recedere allorquando questo non ti rappresenta più. Invece, in questo caso, ti devi legare fino alla definizione complessiva del contenzioso (che può durare anche una decina d’anni nei tre gradi di giudizio) e non puoi liberarti perché altrimenti, oltre ad aver pagato per molto tempo l’iscrizione al sindacato, riceverai a casa una parcella a molti zeri.

Vi invitiamo quindi a leggere attentamente le condizioni alle quali vi sottoponete prima, ripetiamo prima, di procedere su una strada che potrebbe essere senza uscita.

Se poi, dopo aver letto le condizioni, decidiate lo stesso di “incravattarvi” (non sappiamo che altro termine adottare), vi facciamo i nostri migliori auguri.

Dal canto nostro, la FLP ripropone la presentazione di un modello interruttivo della prescrizione (che rialleghiamo al presente notiziario) e consiglia di attendere la definizione dei ricorsi pilota da noi proposti prima di intraprendere qualunque azione che può portare frutti positivi ma anche spese…impreviste di soccombenza 

 

                                                                  LA SEGRETERIA GENERALE FLP 

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