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Notiziario FLP n. 45/14 - SUL JOBS ACT NO ALLA GUERRA TRA POVERI E ALLE ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA!

art1 costituzioneMobilitazione generale affinché il Governo torni indietro. Il lavoro non è una merce!

 

Il regalo di fine anno del Governo Renzi è stato il varo dei primi decreti delegati relativi al cosiddetto jobs act. E fedele ad una tradizione, breve ma ormai consolidata, che vuole questo governo fare poco ma riuscire nel gioco di dividere il mondo in due scatenando inutili guerre, il dibattito si è spostato da una norma ingiusta che toglie tutele al lavoro all’applicabilità di questa solo al lavoro privato o anche al lavoro pubblico.

Il tentativo è chiaro: scatenare una guerra interna al mondo del lavoro per evitare che si discuta nel merito dell’ennesima norma che riduce il lavoro a una merce quando invece è la base fondamentale del diritto di cittadinanza, sancito nel primo articolo  della nostra Costituzione.

La pantomima, appositamente organizzata dal Governo nelle sue varie anime (ma gradita alla minoranza parlamentare di Forza Italia che non fa mistero di voler togliere ogni tutela ai lavoratori), è una vera e propria “arma di distrazione di massa”. Prima hanno cancellato ogni riferimento al lavoro pubblico e poi scatenano un dibattito che porti i lavoratori pubblici a schierarsi contro quelli privati e viceversa.

Sia chiaro che la FLP a questo gioco al massacro non si presterà!

Tutta questa vicenda prova in modo plastico ciò che abbiamo scritto nel documento congressuale “Per i diritti, per il lavoro”: non possiamo lasciare che il mondo del lavoro sia diviso, se si accetta una riduzione delle tutele nel lavoro privato, le nuove norme non potranno che applicarsi, prima o poi, anche al lavoro pubblico.

È la deriva neoliberista, che vede nel lavoro una merce come un’altra e non considera in alcun modo le persone, quella che bisogna combattere tutti insieme, mondo del lavoro pubblico e privato.

È qui il grave errore che hanno commesso CISL, CONFSAL e altre confederazioni sindacali nel rifiutare lo sciopero generale per concentrarsi solo e soltanto su uno sciopero del pubblico impiego. Lo stesso errore grave che hanno commesso quei lavoratori pubblici che non hanno partecipato allo sciopero generale del 12 dicembre, convinti che il jobs act e le altre misure di riduzione delle tutele non li riguardassero.

Anche oggi, guai a chi pensasse che il contratto a “precarietà crescente” e licenziabilità facile riguarderà solo i nuovi assunti. Queste misure sono solo un altro passo sul cammino di precarizzazione iniziato con il “pacchetto Treu” e continuato con la Legge Sacconi e la Legge Fornero, tutte norme che sono state spacciate come interventi per aumentare l’occupazione, hanno avuto come conseguenza la riduzione totale dei posti di lavoro e il peggioramento globale sia delle condizioni di lavoro che dei livelli salariali.

Purtroppo, anche i sindacati storici hanno spesso sottovalutato e avallato misure che hanno celato il reale fine ultimo: la creazione di un lavoratore a resistenza zero, prono a tutti i voleri datoriali e senza diritti.

Per questo è inutile discutere se la monetizzazione del diritto a non essere licenziato senza giusta causa si applichi solo al lavoro privato o anche a quello pubblico e rilanciare la mobilitazione di massa contro chi ci vorrebbe, tutti, sfruttati e silenti!

 

IL LAVORO NON È UNA MERCE!

 

 LA SEGRETERIA GENERALE

 

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