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Notiziario FLP n. 34/14 - Per i diritti, per il lavoro

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È un momento molto difficile e complicato per il mondo del lavoro: la crisi economica ha portato quasi dovunque una contrazione dei posti di lavoro e le politiche della maggior parte dei Paesi industrializzati stanno portando a un aggravamento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori.

 La revisione al ribasso dei modelli di welfare - in stato avanzato in alcuni paesi come la Germania, appena abbozzata in altri come l’Italia - rischia di cancellare cinquanta anni di conquiste sociali.

Quasi tutti i governi cercano di far passare l’idea che dalla crisi si esca abbassando i salari – anche nominali – dei lavoratori dipendenti e diminuendo i diritti e la partecipazione sui posti di lavoro, idee tanto strumentali quanto sbagliate e smentite dai fatti.

Ciò che è ancor più grave è la disinvoltura con la quale, pur di ridurre i diritti dei lavoratori, non si esiti un attimo a contrapporre tra di loro diversi segmenti del mondo del lavoro, quasi a propugnare l’idea che l’aumento delle tutele per i sottoccupati e la soluzione dei problemi lavorativi per i disoccupati dipenda dalla riduzione dei diritti per gli occupati.

L’Italia non fa eccezione, anzi il Governo attuale – in perfetta continuità con i governi precedenti – spinge sulla contrapposizione tra un’inesistente categoria dei “garantiti” e quelle dei precari e dei disoccupati, non riuscendo in alcun modo a comprendere che l’unico modo per aumentare il lavoro è una diversa politica economica e fiscale e il varo di una politica industriale sinora inesistente e non la riduzione di salari e diritti.

La CSE/FLP ritiene inaccettabili le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha paragonato quelli che lui ritiene lavorati garantiti – segnatamente dipendenti pubblici e lavoratori a tempo indeterminato – ai bianchi durante il regime sudafricano dell’apartheid.

Intendiamo invece mettere al centro della nostra azione la persona e recuperare per il futuro quegli spazi di democrazia che a causa delle politiche liberiste rischiano di venir meno sia sui posti di lavoro sia nella società.

Per questo, è nostra  ferma intenzione connettere le lotte per una pubblica amministrazione più equa, giusta, libera dalla corruzione e dagli sprechi delle “caste”, più democratica e rispettosa dei diritti economici e sociali dei lavoratori alle analoghe lotte contro le politiche sociali e del lavoro di altri segmenti della società: lavoratori del privato, studenti, forme attive di cittadinanza devono essere i nostri compagni di strada.

Dovunque ci siano iniziative che rivendichino l’aumento degli spazi di partecipazione democratica saremo presenti e attori protagonisti.

L’interconnessione delle lotte è la risposta che la CSE/FLP vuole dare a tutti coloro che vorrebbero mantenere lo status quo o addirittura peggiorarlo contrapponendo le diverse categorie di cittadini in una sterile guerra che non è nostra intenzione combattere.

Il concetto di cittadinanza è unico per tutti e deve avere la massima esplicazione possibile negli spazi sociali ed economici.

 

La P.A. come fattore di sviluppo e non “zavorra” del Paese

Nella Pubblica amministrazione sta tornando prepotentemente alla ribalta la concezione in voga negli anni 80 del secolo scorso, di stampo reaganiano e thatcheriano ma portata avanti negli anni successivi anche dai governi laburisti inglesi, che il Governo, inteso come la pubblica amministrazione, non sia la soluzione ma il problema e che pertanto lo Stato deve diminuire al massimo la sua presenza nella società e lasciare che i cittadini “se la sbrighino da soli”. Una politica che in quei paesi ha portato alla diminuzione dei livelli di welfare, alla crescita delle disuguaglianze sociali, alla distruzione di una società coesa e all’affermarsi di un egoismo molto simile alla “legge del più forte”.

In questo modo, secondo le dottrine iperliberiste, si può fare a meno di molti dipendenti pubblici, che andrebbero licenziati, e ridurre la spesa e le tasse – beninteso partendo dai più ricchi e non certo dai più poveri.

In Italia da almeno un ventennio i soliti noti presentano la pubblica amministrazione come il covo dei fannulloni quando non degli aguzzini dei cittadini onesti, tacendo però le conseguenze, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, di un ritiro dello Stato e dei servizi da esso offerti.

Per risolvere i problemi del miglioramento dei servizi, affermare il diritto di tutti a una pubblica amministrazione creatrice di valore per cittadini e imprese, ridurre gli sprechi è necessario uno sforzo economico e organizzativo che incida sui pezzi della macchina amministrativa presidiati da “caste” molto potenti.

Più semplice ma sicuramente meno equo è prendere le scorciatoie di tagli lineari e riduzione dei salari spacciandoli per efficientamento nonché occupare “manu militari” la macchina pubblica e usarla a fini di consenso.

La CSE/FLP intende invece partire dal rapporto tra pubblica amministrazione e valori costituzionali.

Se la democrazia è assicurata dalle elezioni e dal loro regolare svolgimento, la pubblica amministrazione ha molto a che vedere con il presidio del carattere liberale e di quello sociale della Carta Costituzionale.

Purtroppo negli anni il principio di indipendenza del pubblico dipendente dalla politica è stato progressivamente eroso e il carattere sociale dello Stato è messo pesantemente in discussione da quanti sostengono che il welfare di natura universale non è più sostenibile economicamente.

La CSE/FLP intende difendere il ruolo della amministrazione pubblica a difesa dei valori della Costituzione e contrasterà ogni ulteriore tentativo di ingerenza e sottomissione della gestione amministrativa a questa o quella parte politica.

La CSE/FLP resta ancorata saldamente alla concezione moderna di pubblica amministrazione: l’apparato burocratico per essere forte e funzionare nell’esclusivo interesse del Paese deve avere un mandato chiaro da parte dei politici, un’etica professionale marcata e godere dell’appoggio dei politici, senza subire le interferenze nell’attività quotidiana.

La CSE/FLP continuerà a invocare, quindi, misure organizzative che rendano efficace l’azione amministrativa, piani e programmi politici chiari, lotta agli sprechi per liberare risorse a favore degli investimenti non più rimandabili e una seria legge anticorruzione sul modello di quelle previste nei Paesi maggiormente industrializzati. Insomma, una pubblica amministrazione che crei valore e non lo distrugga.

Nessun arretramento, soprattutto in campi strategici per i cittadini quanto per il sistema-Paese: scuola, sanità, assistenza devono restare servizi pubblici e garantiti a tutti i cittadini. Le risorse per l’efficientamento possono essere trovate all’interno dello stesso perimetro attingendo non a fondi risparmiati tagliando gli stipendi come è avvenuto in questi anni o bloccando il turn-over ma tagliando sprechi. Applicazione dei costi-standard, esclusione del profitto nei servizi alla persona, dare finalmente vita al principio costituzionale secondo il quale l’istruzione è pubblica e i privati possono istituire scuole solo ed esclusivamente senza oneri per lo Stato sono le prime misure che possono garantire l’assunzione dei precari non per dare lavoro di tipo assistenziale ma perché sono necessari per il miglioramento dei servizi, dall’istruzione alla sanità, dalla ricerca alla tutela dei beni artistici ed architettonici.

Accanto a queste misure una lotta senza quartiere – dimenticata da questo e dai precedenti governi - a evasione fiscale e contributiva, e corruzione, fenomeni che sottraggono indisturbati centinaia di miliardi all’anno nonché distorsivi della concorrenza e della libertà d’impresa, possono permettere servizi pubblici universali a costi contenuti. 

Bisogna superare l’obsolescenza dell’architettura tecnologica del Paese: gli investimenti nella banda larga sono stati annunciati nell’ultimo decennio una miriade di volte senza che mai vi fosse un’azione concreta.

A causa dei mancati investimenti anche infrastrutturali molte imprese hanno difficoltà a svilupparsi e non si è messo in moto un processo virtuoso che avrebbe permesso la creazione di una grande quantità di posti di lavoro.

Occorre altresì battersi per la semplificazione di norme e procedure burocratiche, scettro oppressivo di uno Stato che si comporta sempre più come un sovrano medievale e tratta i suoi cittadini come sudditi. I primi a pagare il prezzo della mancata semplificazione di norme e procedure sono proprio i lavoratori pubblici, stretti tra il desiderio impossibile di soddisfare al meglio i diritti dei cittadini e il rischio reale che la burocrazia si vendichi attraverso procedimenti disciplinari allorquando il singolo lavoratore prova a usare il buon senso anziché procedure spesso insensate.

Oggi il Governo non fa che annunciare ogni giorno una nuova riforma e fare promesse che non vengono mantenute. Sull’amministrazione pubblica ha varato una legge che non ha raggiunto nessun altro obiettivo se non quello di apparire inutilmente punitiva per i lavoratori; l’obiettivo sul quale incalzeremo il Governo è invece annunciare ogni giorno una semplificazione dei rapporti tra Stato e cittadino da varare il giorno successivo.

Tra i fattori di cambiamento il principale non può che essere l’investimento sulle persone. Un decennio di insulti da parte della classe politica ha portato riduzioni dei diritti dei lavoratori ma nessun beneficio tangibile per i cittadini. Cinque anni di blocco contrattuale hanno impoverito un’intera categoria precipitando una buona parte dei suoi componenti da ceto medio a “nuovi poveri”, soprattutto nelle aree metropolitane.

Il rinnovo contrattuale non è più rimandabile, la CSE/FLP contrasterà ogni tentativo di procrastinare il blocco dei contratti, vera e propria violazione del patto sociale tra lavoratore e datore di lavoro, in questo caso ancor più grave in quanto il datore di lavoro è lo Stato.

Oltre ai rinnovi contrattuali la pubblica amministrazione ha bisogno di un grande progetto unitario di riorganizzazione che non avvenga per decreto bensì attraverso la valorizzazione delle persone, l’investimento in responsabilità e in formazione, la modifica del ruolo della burocrazia, la riapertura di spazi di democrazia all’interno degli uffici.

Insieme alle forze sociali e politiche sane di questo Paese, intendiamo impegnarci a fondo non solo per soddisfare i bisogni dei cittadini ma per anticiparli.

Fondi per investire nel rinnovo dei contratti, nella formazione, nel miglioramento tecnologico, in progetti positivi, nello sblocco delle carriere ve ne sono a miliardi. È ora di ridurre subito il numero e la dimensione di quei carrozzoni che sono le società partecipate e in house, che si eliminino le consulenze indebite (quasi tutte), che vi sia una lotta senza quartiere agli sprechi e alle “caste” presenti anche nelle amministrazioni pubbliche italiane.

Avremo un Governo credibile quando ce ne sarà uno che abbia il coraggio di fare una legge contro la corruzione, sia nel pubblico che nel privato, degna di quelle esistenti nei paesi civili e quando avremo risultati tangibili contro l’enorme lotta all’evasione fiscale. Prima che ciò avvenga non ci sarà governo che ci avrà soddisfatto appieno.

A quanti vorrebbero un sindacato incapace di guidare, insieme alle altre forze sociali, il cambiamento e la rivoluzione che secondo noi è necessaria, rispondiamo che la CSE/FLP è presente e vuole dialogare con tutte le forze sane di questo Paese.

Tutte le parti del movimento sindacale devono uscire dallo spazio angusto delle singole categorie e avviare una lotta unitaria e globale per i diritti. Fermi restando gli utili ruoli delle rispettive confederazioni sindacali, non è possibile continuare a delegare esclusivamente ad esse il compito di unire i lavoratori, i cittadini, le imprese sane. È questo un onere che deve essere imperativo categorico per tutte le federazioni sindacali, senza steccati o vincoli di appartenenza settaria.

Per questo scenderemo in piazza a difesa dei diritti dei lavoratori e cittadini di questo Paese, non contrapposti ad altri che hanno scelto strade diverse ma in un’ottica inclusiva, l’inizio di un rinascimento democratico che deve costruire nuovi rapporti sociali e unire ciò che la cattiva politica cerca di dividere.  perché il sindacato non è una forza inutile ma bensì necessaria.

Siamo convinti che un nuovo modo di fare sindacato sia possibile e che ci sia bisogno di sindacato a tutti i livelli del mondo del lavoro.

Intendiamo continuare a raccogliere le istanze e le proposte nei singoli luoghi di lavoro, dove è necessario opporsi al tentativo ormai palese di ridurre al silenzio non solo ogni voce di dissenso ma anche i tentativi di partecipazione democratica alla vita degli uffici.

Vogliamo proporre lotte e percorsi comuni a quelle forze sociali che intendono superare il modello industriale basato sulla assoluta subalternità della forza lavoro, riaffermare il diritto democratico ad un contratto nazionale che disciplini trasversalmente i livelli salariali e normativi.

Ci batteremo per superare ogni limite al pieno dispiegamento della rappresentanza e della democrazia sui luoghi di lavoro e rifiutiamo accordi come quello del 31 maggio 2013 sulle rappresentanze sindacali, che eliminano il diritto al dissenso e limitano fortemente il diritto di sciopero.

La CSE/FLP vuole riaffermare i propri caratteri di libertà, autonomia e indipendenza da qualunque potere sia esso politico, economico o trasversale.

La CSE/FLP propone il rinnovamento sindacale dal basso. Non è il ruolo del sindacalismo ad essere venuto meno né la crisi di rappresentanza investe i bisogni dei lavoratori, che continuano a crescere e a pretendere tutela.

Ci sono tanti uomini e donne sani in ogni organizzazione: la CSE/FLP/FLP vuole dialogare con loro e costruire insieme a loro un nuovo modello virtuoso di rappresentanza dei diritti dei lavoratori, sempre più a rischio irrilevanza.

 

 LA SEGRETERIA GENERALE CSE/FLP

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